Attivita' culturali


Aperto nel maggio 1988; ubicato in una abitazione costruita nel 1684, all'interno dell'hotel, raccoglie buona parte degli attrezzi da lavoro di questo piccolo angolo della montagna occitana.


Apertura stagionale (aprile - ottobre) o durante l'anno previa prenotazione al n. tel. 0171-682540.
Dispone di un catalogo bilingue occitano-italiano in cui sono illustrati tutti gli attrezzi in mostra.
Direttore: Beppe Garnerone

 

FISELES - FASCELLE
La fiselo se doouravo par far lou foumaje: a quelo aouto per lou Chastélmanh, a quelo baso per lou noustral.
La fascella si usava per fare il formaggio: quella alta per il formaggio castelmagno, quella bassa per il nostrale o Bra.

TAIAPAN - TAGLIAPANE
Lou pan viei a venìo dur coumo 'na rocho e alouro per taialou ventavo doourar lou taiàpan.
Il pane conservato a lungo diventava duro come una pietra e allora per tagliarlo bisognava usare il tagliapane.

BAST - BASTO
Aizè que se doouràvo coumo 'na selo s'la eschinho d'es bèsties da somo.
En bou la brago a se groupavo ben strech e apres sus se poulìo charjar d'onhi sort.
Attrezzo che si metteva a guisa di sella sulla schiena delle bestie da soma.
Con l'apposita cinghia si legava molto stretto e poi ci si poteva caricare ogni cosa.

Tratto da una ricerca di Beppe Garnerone

LA COPERTURA VEGETALE

"Interprete del clima" la vegetazione naturale presenta, come in tutte le zone alpine, una marcata differenziazione altitudinale, in diretta corrispondenza con le nette diversificazioni climatiche. "Ma prima di passare ai diversi tipi floristici che essa ci riserva, c'è un tratto che è opportuno mettere in mostra, perché si allarga all'insieme del mantello vegetale [...]: vogliamo parlare dell'esuberanza. Una delle sorprese che queste Alpi piemontesi presentano a coloro che non le hanno assiduamente frequentate è in effetti l'abbondanza, la densità, il vigore della vegetazione[...]

La valle Grana non è altro che una colata di verde e la conca di Castelmagno, a monte, una coppa rigurgitante di erba e di fogliame". Così il Blanchard. Come si è già accennato, le zone più basse della valle sono occupate, allo stato naturale, dal bosco deciduo di latifoglie eliofile, che giunge fino ad altitudini di c. 800-900 metri, e corrisponde grosso modo al tipo di clima Cfb. Fra gli 800-900 e i 1400-1600 metri, i versanti sono occupati dal bosco deciduo di latifoglie sciafile ( o dal bosco misto di latifoglie sciafile e di conifere mesoterme), il quale corrisponde grosso modo al tipo di clima Cfc. Nel territorio montano piemontese il bosco deciduo di latifoglie eliofile si presenta prevalentemente sotto forma di " bosco ceduo di castagno, faggio, quercia ( in valle Grana la roverella è il tipo maggiormente diffuso), acero di monte, betulla, nocciolo. Nei versanti più freschi si trovano in genere e con maggiore frequenza, frassini, querce e betulle. Nell'area delle latifoglie alcune eliofile, abbiamo anche formazioni naturali di conifere [...]in fustaie a pino silvestre e ceduo composto e sottofustaia [...]" .Va notata in questa prima zona fitoclimatica, la presenza di distese aree di castagneti da frutto, con ogni probabilità di origine antropica. L'area più estesa è situata sul versante a bacìo della valle ed inizia dal Comune di Valgrana, continuando quasi ininterrottamente fin dopo l'abitato di Pradleves, in prossimità delle frazioni di Cialancia e Pentenera. Spesso è frammisto ad altre piante di altofusto (betulle, tremolo, frassino, ciliegio) ed in prossimità degli abitati, qua e la ha subito dei tagli.Anche il bosco deciduo di latifoglie sciafile (o il bosco misto di latifoglie sciafile e di conifere mesoterme) si presenta, nel territorio montano piemontese sotto forma di ceduo. " [...]

il faggio è la specie più presente, accompagnato da betulle, querce, aceri, tigli, ciliegi. Nei cedui si trovano, oltre alle latifoglie [...] abeti bianchi, pino uncinato, larice, introdotti grazie all'azione antropica che ha favorite queste conifere [...] ".I versanti al di sopra dei 1400-1600 m -e fino al limite del bosco: 1600-1800 m- vedono, allo stato naturale, alcuni boschi di conifere continentali microterme. Quest'associazione corrisponde grosso modo ai climi Dfb e Dfc. Le conifere maggiormente diffuse sono " [...] l'abete, il larice che a volte frammisti tra loro, vedono anche pini (cembro, uncinato, silvestre) intercalate da latifoglie". Al di sopra del limite del bosco, e dell'albero, si estendono le formazioni degli arbusti prostrati (pino mugo, ontano verde, ginepro nano, rododendri, mirtillo nero) e dei pascoli montani. Esse corrispondono al clima seminivale o subnivale ET. Boschi e pascoli montani coprono insieme poco meno della metà della superficie della valle: di tali 7026 ha da essi coperti poco più della metà è occupata dai boschi. Va ricordato che le diverse associazioni vegetali "naturali" qui indicate hanno sempre visto interventi modificatori degli uomini più o meno accentuati nel corso del tempo. Ad es. le attuali estensioni a prato (oltre che quelle a seminativi) nell'ambito delle associazioni di latifoglie sono state tutte realizzate a scapito dei boschi. Un altro caso è quello dei pascoli montani, i quali risultano spesso allargati dagli uomini a spese del bosco di conifere e delle formazioni di arbusti. In qualche caso l'intervento umano ha avuto invece come conseguenza un miglioramento, o un incremento, della vegetazione spontanea. E' il caso già ricordato, e a suo tempo fondamentale, della trasformazione dei castagni in fustaie ( castagneti da frutto). E' altresì il caso più recente di ampi impanti di conifere in zone che ne risultavano prive. "[...] La composizione del sottobosco, che è fresco è ombroso, e ricco di specie sciafile accompagnatrici tipiche della faggeta (Geranium nodusum, Hieracium murorum, Luzula nivea, Euphorbia dulcis, Mercurialis perennis) denota uno stato di fertilità buono [...], tuttavia nello strato fruticoso, il novellame di faggio è scarso o assente[...]". Nelle posizioni più soleggiate, in presenza di substrati silicei, la faggeta sottoposta ad una fortissima pressione antropica si è degradata trasformandosi in terreno improduttivo con la presenza di numerose piante infestanti del tipo "[...] Corylus, Calluna e Festuca [...]".

Lo studio, può essere messo a disposizione di appassionati o studiosi. Si tratta di circa 150 pagine.

Siamo disponibili ad incontri per meglio illustrare il nostro lavoro.